LA BEFFA DEI RIFORNIMENTI LUMACA: Ma è tutto vero?

Il Corriere della Sera ha sollevato il problema dei disagi che gli utenti incontrano in Lombardia per i rifornimenti di metano ma forse le cose non stanno proprio così e con una lettera al Direttore del Corriere si sono voluti fornire dei dati che danno riscontro oggettivo di come effettivamente sono andate le cose in questi ultimi anni e che è bene che gli utenti conoscano.

“Egregio Direttore,
ci riferiamo all’articolo apparso ieri 13 Giugno nella Cronaca di Milano “Auto a metano, la beffa dei rifornimenti-lumaca”.
Premesso che in Italia il circolante a metano dal 2007 al 2009 è cresciuto del 39,5% (600.100 veicoli del 2009 contro 430.000 del 2007) e non del 500% e in Lombardia, nello stesso periodo, è cresciuto del 75% (43.100 veicoli del 2009 contro i 24.500 del 2007), concordiamo sul fatto che in diversi impianti della Lombardia (e ahimè non solo in Lombardia) fare rifornimento di metano sia difficoltoso, con tempi lunghi di attesa, ma la questione non è solo la scarsità dei distributori rispetto al circolante, il problema che sta emergendo è un altro, che di seguito spieghiamo.
E’ vero che la media nazionale dei veicoli per distributore è circa di 800 unità, ma bisogna considerare che questi veicoli si distribuiscono nell’arco della settimana (mica tutti i giorni gli 800 veicoli fanno rifornimento!), occorre quindi dividere questo numero come minimo per quattro, quattro e mezzo. Ecco allora il problema vero. L’inadeguatezza di buona parte dei “nuovi” distributori (come quelli segnalati) a rifornire quotidianamente almeno 150/200 veicoli.
Infatti in molti casi i nuovi impianti per l’erogazione del metano, nati sulla spinta della liberalizzazione della rete carburanti e il suo recepimento da parte delle Regioni che ne impongono l’obbligo, sono sottodimensionati rispetto alla domanda. Cosa che avevamo ampiamente previsto e messo sull’avviso sia il Governo che le Regioni.
Ma quando dicevamo che erogare metano non è come erogare benzina, gasolio o Gpl, e che nulla avevamo contro lo sviluppo della rete, ma era necessario che  i nuovi impianti sorgessero con criteri tecnologici e strutturali adeguati, ci hanno riempito di improperi, perché ritenevano questi argomenti strumentali ad impedire la realizzazione dei nuovi impianti.
Quando dicevamo che senza questi criteri lo sviluppo della rete avrebbe procurato, non un miglioramento del servizio, ma avrebbe creato disservizio, mettendo a rischio l’immagine del metano, ci hanno riempito di improperi.
Quando dicevamo che gli impianti avrebbero dovuto avere una “forza lavoro tecnologica” adeguata e suggerivamo di non  ascoltare la voce di chi, pur di vendere delle apparecchiature, convinceva i nuovi operatori che l’impianto di metano poteva essere realizzato con cifre modeste, ci hanno riempito di improperi. Senza dire le cifre che giravano, sostenevamo che rispetto a queste, ce ne voleva tre volte tanto, e ci hanno riempito di improperi.
Purtroppo, e l’articolo del Corriere citato in premessa lo prova, avevamo ragione noi. Adesso alcune Regioni stanno correndo ai ripari, ma intanto i guasti sono stati fatti e ci vorrà del tempo prima che queste problematiche siano risolte.
A nostro avviso, per il buon nome del metano per auto, nel quale molti di noi lavorano da tanti anni e conoscono – bene –  il mestiere, riterremmo opportuno che i vostri lettori e gli utenti di questo carburante sapessero come stanno le cose: il problema non è il metano o la rete ancora scarsa (in via di sviluppo, mediamente a livello nazionale da tre anni 5/6 nuove aperture al mese), ma le modalità di erogazione di ultima generazione che sono inadeguate. La controprova? Basta andare negli impianti dedicati alla vendita del solo metano e, salvo rarissimi casi o solo per qualche breve momento della giornata, il problema lamentato non esiste.”